Conti sulla mini-Ires complicati tra investimenti e quote residue

Luca Gaiani - Il Sole 24 Ore 

 

Costituisce un rebus il risparmio del 9% sull’aliquota Ires. A rendere complicati i calcoli sono gli ammortamenti e le dismissioni delle immobilizzazioni possedute al 31 dicembre 2018. A fronte di un determinato ammontare di investimenti, il beneficio è dato dal minor importo tra la quota stanziata sui beni nuovi e l’incremento del residuo da ammortizzare rispetto al saldo di fine 2018, a sua volta influenzato, oltre che dagli investimenti, da variabili come ammortamento e cessione dei beni preesistenti. Per ogni anno va confrontato l’ammortamento previsto sui beni acquistati dal 2019 con l’incremento del costo non ammortizzato che si stima esisterà a fine esercizio rispetto al 2018. Questa variabile costituisce la vera criticità dell’agevolazione perché, oltre che difficilmente preventivabile, è tale da generare, dopo alcuni anni dall’investimento, un tetto all’importo agevolabile. Chiaramente, l’impatto sarà tanto più rapido ed elevato, quanto maggiore è lo stock di immobilizzazioni in essere a fine 2018.